Il messaggio è rivolto soprattutto agli uomini di mezza età: chi dorme non più di cinque ore a notte, convive con una probabilità più alta di essere colpito da un evento cardiovascolare rispetto a coloro che invece riposano il giusto: ovvero tra le sei e le otto ore, quotidianamente. «Soprattutto a chi è più impegnato, dormire può apparire come una perdita di tempo – afferma Moa Bengtsson, ricercatrice dell’Università di Goteborg, che all’ultimo congresso europeo di cardiologia ha presentato uno studio condotto per ventun anni su quasi ottocento uomini di cinquant’anni -. Ma in realtà stiamo parlando di un’azione che contribuisce a determinare uno stile di vita salutare, così come la dieta e l’attività fisica».

UNA RICERCA DURATA VENTUN ANNI – Alla ricerca hanno partecipato 759 persone nate nel 1943 e arruolate nello studio nel 1993. All’inizio, i partecipanti sono stati sottoposti a un esame fisico e hanno completato un questionario sulle attuali condizioni di salute, indicando anche le ore mediamente dedicate al sonno e all’attività fisica e l’eventuale numero di sigarette fumate con cadenza quotidiana. Così è stato possibile dividere gli uomini in quattro gruppi, soltanto sulla base delle differenze indicate relativamente alle ore di sonno: meno di cinque, sei, sette-otto o più di otto ore a notte. Da lì ì così partita l’osservazione, durata oltre vent’anni. Attingendo ai registri delle dimissioni ospedaliere e a quello nazionale dei decessi, gli autori della ricerca hanno monitorato l’insorgenza di infarti, ictus, i tassi di ospedalizzazione a causa della comparsa di un’insufficienza cardiaca, il numero di interventi di angioplastica e bypass e quello dei decessi per cause cardiovascolari. È così che s’è potuto notare come, rispetto a chi dormiva per un numero sufficiente di ore, chi dedicava al sonno meno di cinque ore a notte era accompagnata da una probabilità quasi doppia di subire un evento cardiovascolare importante all’età di 71 anni. Rischio che rimaneva tale anche in seguito all’incrocio di questo dato con quelli relativi al peso corporeo, al fumo e all’eventuale presenza di diabete di tipo 2.

POCO SONNO COME FUMO E DIABETE – Condizioni peraltro che, alla pari dell’ipertensione e delle obesità, erano più comuni tra gli uomini che dormivano meno di cinque ore a notte. Lo scenario porta dunque a pensare che un sonno «povero» contribuisca ad assumere altre scelte poco salutari per il proprio corpo. «Abbiamo osservato che il dormire poco può giocare brutti scherzi in un uomo di mezza età, esattamente come il fumo e il diabete», hanno messo in guardia i ricercatori, ribadendo comunque che da uno studio di tipo osservazionale come questo non è possibile trarre conclusioni sul possibile effetto-causa determinato dal sonno. «La durata e la qualità del sonno rappresentano un tema di crescente interesse per chi si occupa di salute pubblica, dal momento che ormai non ci sono più dubbi sul fatto che rappresentino un fattore di rischio per diverse condizioni: dall’obesità al rischio di sviluppare diabete e malattie cardiovascolari, da una minore capacità di concentrazione al calo della concentrazione degli spermatozoi», afferma Haya Al Khatib, ricercatrice del dipartimento di scienze della nutrizione al King’s College. «Le abitudini del sonno possono essere cambiate con relativa facilità negli adulti sani, utilizzando un approccio personalizzato. Speriamo di ottenere riscontri analoghi anche a medio e lungo termine: in questo modo potremmo arrivare a definire il sonno un valido rimedio per le persone obese o che presentano un rischio cardiovascolare più alto rispetto alla media».

NÉ TROPPO NÉ TROPPO POCO – In realtà nemmeno un sonno troppo lungo è considerato «alleato» della salute. L’ideale sarebbe dormire tra le sei e le otto ore a notte: di meno e di più rischia di essere dannoso, secondo uno studio greco presentato sempre a Monaco di Baviera, dove si è appena concluso il più grande meeting annuale europeo di cardiologia. I ricercatori dell’Università di Atene hanno compiuto una revisione di undici studi, per un totale di poco più di un milione di adulti. Dal confronto tra i due gruppi (chi dormiva meno di sei e chi più di otto ore) con quello di riferimento (sei-otto ore a notte), è emerso che i primi due hanno un rischio più alto di insorgenza di eventi acuti cardio e cerebrovascolari. Il dato è risultato comunque sensibilmente più alto tra coloro che dedicano poco tempo al sonno, confermano quanto detto finora. I meccanismi biologici che sono alla base di quanto osservato restano ancora da chiarire, anche se sono piuttosto solide ormai le evidenze che correlano un sonno breve o di scarsa qualità a un aumento dell’infiammazione, a una ridotta capacità di assorbire gli zuccheri e a un aumento della pressione sanguigna: tutti fattori di rischio per il cuore e i vasi.

Scritto da: Fabio Di Todaro

Fonte: Wise Society