«In Costa Rica, il rispetto per l’ambiente affonda le radici nelle scelte di un governo illuminato che, trent’anni fa, ha puntato tutto sulla tutela delle foreste, sull’istituzione dei parchi protetti, sul rimboschimento e sull’educazione ambientale». Non ha dubbi Bepi Costantino, giornalista professionista, ingegnere e profondo conoscitore del Paese centroamericano, che frequenta da circa 35 anni e di cui è diventato Console onorario per Puglia, Campania e Abruzzo e assistente per lo sviluppo in Europa dell’Università Earth di Guacimo. Un interesse che Costantino, pugliese, classe 1954, sviluppa negli anni ’80 quando partecipa a un progetto di cooperazione internazionale e coltiva negli anni, con permanenze più o meno lunghe che gli hanno permesso di approfondire la conoscenza di questa nazione, fino a dedicarvi due libri: “Costa Rica – Il Paese più felice del mondo” (Sedit, 2010) e il più recente “Mollo tutto e vado in Costa Rica” (Adda Editore, 2016).

«La Costa Rica – spiega Costantino – rappresenta la dimostrazione tangibile che su certi temi fondamentali le cose si possono cambiare. Agli inizi del ’900 oltre il 90% del territorio costaricense era ricoperto da foreste, ma dopo decenni di deforestazione – per gli allevamenti, le coltivazioni e il commercio di legni pregiati – alla fine degli anni ’70 questa percentuale era scesa al 30%. La svolta arriva negli anni ’80 con il primo governo Óscar Arias, premio Nobel per la pace nel 1987, che si circondò di un gruppo di politici illuminati e lanciò l’allarme, mettendosi all’opera per salvare il vero grande tesoro del Paese: l’ambiente». Ovvero la foresta, l’aria salubre, l’acqua pura. Nel giro di pochi anni, infatti, il governo di Arias istituì i primi parchi naturali nazionali e impostò tutta la politica ambientale di salvaguardia del territorio. Una politica articolata, fatta di tante leggi e norme che, man mano hanno portato la Costa Rica a diventare un modello virtuoso per gli altri Paesi del mondo.

“Mollo tutto e vado in Costa Rica”, la copertina del libro di Bepi Costantino

«In quegli anni – spiega Costantino – fu varata il Pago de servicios ambientales (Psa), una legge che a tutt’oggi fa scuola nel resto del mondo. La Costa Rica ha messo in pratica un concetto essenziale, ovvero ripagare e sostenere i costi della politica ambientale. Per esempio, lo Stato individua una zona da proteggere e se appartiene a un privato a questo viene chiesto di fermare il disboscamento o la coltivazione che, magari, a fine anno gli frutterebbe 200 dollari, fornendogli quella stessa somma perché diventi lui il guardiano della zona e la preservi. Ovviamente il tutto ha dei costi che il governo sostiene addebitando ai vari settori che traggono vantaggio dalla salvaguardia del territorio. Il budget deriva, quindi, dal turismo, dalla sanità pubblica e persino dall’industria della birra che ci guadagna a mantenere l’acqua pura».

In questi anni, infatti, lo Stato costaricense ha persino continuato a indebitarsi pur di aumentare la dimensione dei parchi naturali e a favorire progetti di rimboschimento. L’educazione ambientale è entrata nel dna delle nuove generazioni e la politica lungimirante ha trasformato il piccolo paese centroamericano in un modello di sviluppo sostenibile e nel settore delle energie rinnovabili con l’obiettivo, per molti utopico, di diventare entro il 2021 il primo Paese del Centro e del Sud dell’America “carbon neutral”, cioè in grado di compensare il totale delle emissioni di CO2. Se a questo si aggiunge che la Costa Rica è una democrazia stabile da oltre 140 anni  – ha abolito l’esercito nel 1948 e destinato contestualmente i fondi all’istruzione e alla sanità – e che è un Paese neutrale (la legge sulla neutralità è stata persino inglobata nella Costituzione) si comprende perché si piazzi sempre al primo posto nelle classifica della New Economics Foundation di Londra e della Facoltà di sociologia dell’università di Rotterdam dei paesi felici.

«Il costaricense  – dice Bepi Costantino –  ha un’idea innata di pace che solo chi non ha mai conosciuto la guerra può avere.  Nella storia della Costa Rica, a partire dall’epoca precolombiana, non ci sono conflitti e questo spiega anche il perché, dal 1980, la Costa Rica sia sede della U Paz, la Universidad para la Paz,  istituita per fornire all’umanità un’istituzione internazionale di istruzione superiore per la pace e allo scopo di promuovere tra tutti gli esseri umani lo spirito di comprensione, tolleranza e pacifica coesistenza».

Scritto da: Maria Enza Giannetto/Nabu

Fonte: http://wisesociety.it/ambiente-e-scienza/costa-rica-modello-virtuoso-lambiente-al-centro-della-politica/