Esistono delle erbe anti-cancro? La risposta è sì, senza timore di smentite. Ma in un’epoca in cui l’attenzione al naturale ha superato le aspettative, l’informazione sul web è difficile da controllare e il sentito dire raccoglie proseliti, occorre maneggiare l’argomento con cura. A chi dimostra interesse va spiegato che l’azione farmacologica dei fitoterapici è garantita, a patto però di conoscerla e soprattutto di evitare quelle combinazioni che possono danneggiarci in un duplice modo: «attenuando» l’effetto di un farmaco talora salvavita o integrando la tossicità, con effetti non trascurabili. Così come, soprattutto ai malati di cancro, bisogna far capire che esistono chemioterapici che devono il proprio successo all’azione farmacologica dimostrata da compisti di origine vegetale e che il supporto di alcuni loro estratti possono essere un valido supporto nella gestione degli effetti collaterali delle terapie: il riferimento è all’ansia e alla depressione, ma anche alle mucositi (aloe e mirra), alla diarrea (estratti di ratania e tormentilla), alle vampate da menopausa (soia e trifoglio) e ai dolori alle gambe (centella asiatica, ippocastano e boswellia). Ma ogni scelta deve passare dalla voce dell’oncologo, oggi sempre più chiamato a dover rispondere a questi interrogativi posti dai pazienti. 

LE ERBE «ANTI-CANCRO» – Nasce col desiderio di colmare un parziale vuoto informativo, oltre che dalla necessità di spazzare via dalla scena informazioni fuorvianti e pericolose, l’ultimo libro di Fabio Firenzuoli: «Le erbe anti-cancro» (Edizioni Lswr, 272 pagine, 19,9 euro). Il testo non ha la pretesa di essere studiato, ma «di essere consultato prima di preparare una tisana», afferma il direttore del centro di medicina integrativa dell’azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze. Esistono o no delle erbe che curano il cancro? «Alcune lo curano realmente, perché ci forniscono sostanze davvero utili a distruggere le cellule maligne – afferma l’esperto -. Nei casi più fortunati queste sostanze sono state ben sperimentate ed attualmente in uso da parte degli oncologi ed ematologi, per la cura di leucemie, tumori dell’ovaio, del polmone. Le più importanti sono la Vinca rosea, il Taxus baccata, ed il Podophyllum peltatum dalle quali si ottengono vincristina, vinblastina, taxolo, podofillo tossina ed etoposide». Altre non determinano il decorso della malattia, ma aiutano a lenire o eliminare alcuni sintomi. «La stanchezza, la disappetenza, ma anche nausea e vomito dovuti alla chemioterapia, così come la depressione, ansia o insonnia che possono insorgere già al momento della diagnosi ed influire negativamente anche sulla qualità della vita e della risposta alla terapia. Ashwagandha, Cannabis, Ginseng, Zafferano, Lavanda sono le piante medicinali più frequentemente utilizzate».

LA PREVENZIONE È PIÙ COMPLESSA – Nel libro si parla di come usare le erbe a scopo terapeutico, integrandole ai protocolli già in uso. Meno riferimenti si fanno invece nei confronti dell’aspetto preventivo: non perché sia assente, ma perché «per la prevenzione primaria è più corretto parlare di riduzione dell’esposizione i fattori di rischio: dunque il fumo, gli alcolici, la sedentarietà, oltre agli inquinanti atmosferici. È l’insieme di questi comportamenti che riduce la probabilità di ammalarsi di cancro». Detto ciò, quando si parla di cibi «alleati» della salute, si fa sempre riferimento agli alimenti di origine vegetale, «da cui dovremmo assumere più della metà dei nutrienti giornalieri, ma ancora 9 italiani su 10 consumano porzioni di frutta e verdura inferiori a quelle raccomandate», ricorda lo specialista. E allora via libera con aglio, cipolla, cavoli, tè, legumi, uva, frutti di bosco e cereali integrali che, se presenti con costanza nella dieta, apportano sostanze utili a ridurre il rischio di incidenza di molti tumori: soprattutto quelli dell’apparato digerente (esofago, stomaco, colon-retto, pancreas e fegato) e di origine ormonale (seno, ovaio e prostata).

LA NECESSITÀ DEL CONSULTO MEDICO – Ai pazienti che non sanno o non possono acquisire informazioni su basi scientifiche e aggiornate, Firenzuoli consiglia sempre «di porre i quesiti al proprio oncologo: la loro formazione in questo ambito sta crescendo e nelle scuole di specializzazione di oncologia ormai si parla sempre anche di fitoterapia». Due siti web «in progress» e ad alto tasso di affidabilità sono quelli di due strutture oncologhce statunitensi: l’Md Anderson Cancer Center di Houston e il Memorial Sloan Kettering Center di New York. In ogni caso anche le informazioni tratte da questi siti devono poi essere approfondite con lo specialista. Il fai-da-te , possibile perché alcuni farmaci fitoterapici, oltre naturalmente agli integratori, possono essere acquistati senza esibire la ricetta, può fare guai più seri del solito, in queste situazioni.

Scritto da: Fabio Di Todaro

Fonte: Wise Society